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KARLOVY VARY 2016 East of the West

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Verge: di stati mentali e generazioni

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- KARLOVY VARY 2016: Un duo di registi turchi realizza un film coinvolgente e lirico, incentrato sul caos psicologico e sulle ulteriori implicazioni sociali nella società contemporanea

Verge: di stati mentali e generazioni

La joint venture tra il regista turco Ayhan Salar e l'artista Erkan Tahhuşoğlu, Verge [+leggi anche:
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, loro esordio dopo che entrambi si erano cimentati nei cortometraggi, è stato presentato in anteprima mondiale nella competizione East of the West al Karlovy Vary International Film Festival. La coppia non ha solo condiviso la regia, ma anche la scrittura e la produzione del film, con Salar alla direzione della fotografia e al montaggio di questo titolo collaborativo. Sotto una premessa apparentemente semplice, un'indagine avvincente ma minimalista prende piede in questo dramma psicologico a lenta combustione.

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L'azione si svolge quasi interamente in una casa vicino a una strada, al punto che la casa diventa uno dei protagonisti del film. L'altra è la sua inquilina, Fikret, una giovane e timida casalinga che manda il marito camionista in un viaggio d'affari con fervore quasi cerimoniale - una serie di gesti emotivi che lo lasciano indifferente. La noia dell'attesa dell'arrivo del marito riempie le sue giornate e occupa la sua mente, al punto da provocarle ansia da separazione, primo passo di un tuffo improvviso nella psicosi paralizzante.

Salar e Tahhuşoğlu dissolvono lentamente l'osservazione ipnotica in un processo di setaccio della memoria. Le giornate si allungano quando il marito di Fikret smette di rispondere al cellulare e la giovane moglie inizia a trincerarsi sempre più nella zona di comfort dell'infanzia trascorsa con la nonna. Le loro due vite condividono la stessa sorte, nello stesso labirinto di memoria, in cui vi è una sola certezza - il ronzio infinito dei veicoli di passaggio.

I registi passano dalla narrazione convenzionale a una modalità più atmosferica, invocando la stupefacente monotonia e l'ansia dell'attesa, che saranno presto sostituite dalla stessa configurazione di emozioni, ma in segno di lutto. La casa, in particolare le camere che si affacciano sulla strada, funge anche da scenario mentale condiviso da Fikret e sua nonna, dove entrambe le donne vengono imprigionate dai loro legami coniugali.

La lentezza e i campi lunghi metodologici di Salar servono ad aumentare la tensione, così come la sua fotografia in stile noir intorno alla casa, contribuendo efficacemente all'atmosfera sinistra. La fotografia trasmette in modo palpabile il logoramento che si impossessa della mente e dell'anima di Fikret, mentre la colonna sonora dei veicoli costantemente in transito acuisce la monotonia che invade la vita della nonna di Fikret, il normale ritmo sistolico-diastolico che pervade la loro vita nel profondo.

Salar e Tahhuşoğlu riescono ad affrontare una serie di tematiche utilizzando questa tela claustrofobica della dipendenza esistenziale di una donna da suo marito. La osservano attraverso il filtro delle emozioni venato di alcune implicazioni derivanti dalle convenzioni sociali del Paese e di un'incursione nel caos psicologico e nelle sue conseguenze. Tutto ciò viene realizzato parallelamente a una dichiarazione di ampia portata sul tessuto sociale turco, mentre la storia si ripete, da nonna a nipote.

Entrambi i registi hanno il controllo completo della loro visione artistica, che si manifesta attraverso l'uso di pochi, seppur ricorrenti, motivi per ampliare e arricchire la narrazione e la struttura della storia. Mantenere solo l'essenziale nella costruzione e nella narrazione della storia esalta la fotografia, il montaggio e il sonoro, come elementi precisi e misurati, accrescendo il loro ruolo di forze guida alla base della visione dei registi.

Verge è prodotto da entrambi i registi per le loro case di produzione, Salarfilm (Germania) e Siyara Film (Turchia), rispettivamente.

(Tradotto dall'inglese)

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