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The Challenge, la bellezza maestosa di un quotidiano ritualizzato

di 

- Con il suo ultimo potente lungometraggio, l'artista italiano Yuri Ancarani continua la sua esplorazione del mondo come ricettacolo di gesti rituali, ripetuti all'infinito

The Challenge, la bellezza maestosa di un quotidiano ritualizzato
The Challenge di Luca Ancarani

Il percorso artistico di Yuri Ancarani è decisamente ricco: studente all'accademia alla NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano), produce negli anni 2000 una serie di opere video che dipingono con fredda intensità la sua terra, la Romagna (Fuori stagione e Lido Adriano tra le altre). Seguono altri lavori dove Ancarani ci trasporta dal nord Italia fino agli abissi del Mar Ionio (Piattaforma Luna), per arrivare nel luogo simbolo di uno sport che in Italia è considerato sacro: lo stadio di San Siro. Qui l'artista italiano filma i gesti ripetuti, quotidiani, instancabili dei lavoratori che sembrano duettare meccanicamente con un decoro che li ha letteralmente inghiottiti.

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, presentato nel concorso Cineasti del presente del Festival del Film Locarno, si concentra su una tradizione che nella cultura araba contemporanea non ha perso niente del suo prestigio: la falconeria. Ancarani osserva durante tre anni questo mondo segreto catturandone lo spirito, un ritorno al nulla rappresentato dal deserto in una società dominata dal caos della vita urbana. La guida che ci introduce in quest'universo parallelo è un falconiere che sta portando i suoi animali da competizione a un importante torneo nel Qatar. The Challenge è un viaggio sorprendente in un universo dove microcosmi tecnologici estremi incontrano la bellezza solitaria del deserto.

L'universo artistico di Ancarani è difficilmente catalogabile (ed è questo a renderlo estremamente interessante), ma quello che si può dire è che tutte le sue opere sono accomunate da un interesse (per non parlare di ossessione) nei confronti di gesti, di atti ripetuti, ritualizzati che da “banali” diventano grandiosi. Grazie al mezzo filmico, Ancarani riesce a rendere visibile la bellezza maestosa, meccanica, irresistibilmente lucida di gesti automatici. In The Challenge i personaggi sono volutamente disumanizzati, come se il decoro surreale nel quale vivono li avesse privati di ogni soffio vitale. Il loro agire, i movimenti che li spingono da un punto all'altro dello spazio sembrano apparentemente vuoti di senso: il duettare di automobili e moto nel deserto, mettere e togliere le “maschere di cuoio” ai falchi o ancora il movimento incessante della testa dei falchi nell’aereo. Il significato criptico di questi gesti rende i personaggi di The Challenge affascinanti, grandiosi e potenti. È forse questa disinvoltura meccanica e superficiale a trasformare il loro sorprendente e opulento quotidiano in pura eleganza. Il supporto video diventa per Ancarani una sorta di Athanor alchemico nel quale trasformare il metallo in oro. L'incedere automatizzato e iper organizzato dei personaggi è avvolto, grazie al suo sguardo, da un manto di misticismo che li rende quasi intoccabili. I dialoghi sono radi per non dire assenti, come se non volessero o forse non osassero disturbare la bellezza delle immagini. I gesti ripetuti, accompagnati da una fotografia potente ed estremamente ricercata sostituiscono in qualche sorta la parola diventata ormai inutile. Il pubblico è libero di interpretare le immagini come crede, senza essere influenzato dallo sguardo del regista. La verità non si trova infatti in un'ipotetica e pericolosa didattica cinematografica ma nella potenza delle immagini stesse. Un film maestoso e destabilizzante che testa i limiti di quello che chiamiamo comunemente reale.

The Challenge è prodotto da La Bête e coprodotto da Ring Film e Atopic. I diritti mondiali appartengono a Slingshot Films.

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