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La vita possibile: rinascere dopo la violenza

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- Ivano De Matteo torna a raccontare una famiglia in difficoltà nel suo nuovo film, ma vira stavolta sui sentimenti e la speranza. Una coproduzione italo-francese con interpreti Margherita Buy e Valeria Golino

La vita possibile: rinascere dopo la violenza
Margherita Buy e Andrea Pittorino in La vita possibile

Una via d’uscita c’è, per chi subisce violenza, prima di veder distrutta la propria vita o finire sulle pagine di cronaca. E’ quella che prova a raccontarci Ivano De Matteo in La vita possibile [+leggi anche:
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, suo quarto lungometraggio per il cinema, dove torna a parlare di famiglie in difficoltà, un tema molto caro al regista romano. Ma se nei suoi film precedenti, in particolare Gli equilibristi [+leggi anche:
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(in concorso in Orizzonti a Venezia 69) e I nostri ragazzi [+leggi anche:
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intervista: Ivano De Matteo
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(Giornate degli Autori, Venezia 71), una famiglia apparentemente felice cadeva in pezzi, qui accade il contrario: si parte dalla distruzione per poi ricostruire, da una donna in fuga da un marito violento che cerca di rifarsi una vita, in un’altra città, con suo figlio tredicenne.

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Ci si aspettava forse un film sulla violenza domestica, che ne approfondisse le dinamiche, e invece La vita possibile è più un racconto sul dopo, una storia di coraggio, speranza e amicizia, ma anche di dubbi e sensi di colpa, quelli di una madre che decide di allontanare suo figlio dal padre, non senza dolore. Sebbene, infatti, il cast schieri due delle attrici italiane più richieste, Margherita Buy e Valeria Golino, il vero protagonista del film è un ragazzino, Valerio (Andrea Pittorino, già visto in Amori elementari [+leggi anche:
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), e il suo difficile percorso di adattamento in una città che non è la sua (il film è girato a Torino), lontano dai suoi amici, dai suoi punti di riferimento, solitario e spaesato, senza un padre che, nonostante tutto, sembra amarlo.

Ospite con sua madre Anna (Buy) nel piccolo appartamento di Carla (Golino), un’amica di vecchia data single, esuberante e malinconica che li accoglie a braccia spalancate, Valerio trova un surrogato di figura paterna nel ristoratore francese del quartiere Mathieu (l’attore franco-svizzero Bruno Todeschini) in fuga a sua volta da un passato dolente, e nutre un amore impossibile per la giovane prostituta Larissa (la bielorussa Caterina Shulha). Tra spiragli di felicità e cocenti delusioni, il cammino di crescita del ragazzo passerà anche per il rifiuto di sua madre: “Sembra assurdo, ma un minore può finire per odiare la madre ritenendola responsabile di averlo allontanato dal padre”, spiega De Matteo, che per scrivere la sceneggiatura con la sua sodale Valentina Furlan ha consultato una neuropsichiatra infantile, oltre ad aver ascoltato tante donne vittime di violenza, scoprendo oltretutto che “molte di loro rimanevano bloccate proprio perché questi uomini, in fondo, ai figli non avevano mai fatto nulla”.

Uno sprazzo di denuncia, nel film, si ha quando Anna cerca un sostegno psicologico per Valerio e le viene risposto che è necessario il consenso del padre (cosa impossibile, visto che è proprio da quell’uomo che madre e figlio sono in fuga). Per il resto, La vita possibile è soprattutto un racconto di formazione e una storia di solidarietà femminile, di solitudini che si incontrano, in cui l’amore vince sull’odio. Un film “neo neorealista” – per dirla con le parole di De Matteo – con un messaggio importante, ma che un po’ fa rimpiangere la vena più provocatoria delle pellicole precedenti del regista (tra cui ricordiamo anche La bella gente [+leggi anche:
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). 

La vita possibile è una coproduzione italo-francese di Rodeo Drive e Barbary Films con Rai Cinema, sostenuta dal Mibact e dalla Film Commission Torino Piemonte. Il film esce oggi, 22 settembre, nelle sale italiane con Teodora Film in 71 copie. 

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