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Sole cuore amore: un’eroina del quotidiano

di 

- Quattro anni dopo Diaz, Daniele Vicari presenta il suo quinto film di finzione alla Festa del cinema di Roma, una storia semplice e drammatica di sopravvivenza nella vita di tutti i giorni

Sole cuore amore: un’eroina del quotidiano
Isabella Ragonese in Sole cuore amore

“Dammi tre parole, sole cuore amore” era il ritornello di una celebre canzonetta italiana di inizio 2000. L’ha ripescata Daniele Vicari per il titolo del suo ritorno al cinema di finzione quattro anni dopo Diaz [+leggi anche:
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intervista: Daniele Vicari
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(nel frattempo ha diretto un documentario, La nave dolce [+leggi anche:
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, e co-diretto un mockumentary, UnoNessuno). Un titolo che un po’ sorprende e un po’ svia, visto che Sole cuore amore [+leggi anche:
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, presentato in selezione ufficiale all’11ma Festa del cinema di Roma, è tutt’altro che una commedia sentimentale, e della leggerezza di quel motivetto ha ben poco. “Sono tre parole semplici che raccontano le nostre passioni e i nostri desideri nella vita quotidiana, ma con un sottile velo di malinconia”, chiarisce il regista. E semplicità, vita quotidiana, sono le parole chiave di questo film, storia di un’eroina dell’epoca moderna che seguiamo nella sua vita di tutti i giorni e nelle sue acrobazie per mandare avanti una famiglia di sei persone. 

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Vicari ci trascina nella routine di Eli (Isabella Ragonese), poco più che trentenne, madre di quattro figli, sposata con un uomo amorevole (Francesco Montanari) ma disoccupato cronico. Spetta a lei quindi mantenere tutta la famiglia, e per farlo, si sveglia ogni giorno alle quattro e mezza del mattino, per lavorare in un bar che dista due ore da casa, e non rientra prima delle dieci di sera, sette giorni su sette. Lo fa col sorriso, con vitalità, volteggia sulla metropolitana come una ballerina, si muove dietro al bancone del bar come su un palcoscenico, anche se ha dormito solo quattro ore. Quando esce la mattina presto, incrocia Vale (Eva Grieco), sua migliore amica, che fa la vita opposta e a quell’ora torna a casa. Single, ballerina, ha scelto di portare avanti la sua passione, e sebbene sottopagata e a contatto con impresari squallidi, si esibisce come performer nelle discoteche, cercando di portare la sua arte anche dove probabilmente la capiscono in pochi.   

La ripetitività della vita di Eli, seguita nei suoi spostamenti quotidiani, sempre gli stessi, e nei suoi rientri a casa, quando i bambini già dormono, è inframezzata dalle vicende di Vale, le sue performance, le sue incertezze sessuali e i suoi problemi con una madre bigotta. Ed è proprio questo parallelismo a risultare a volte forzato: finisce per distrarre lo spettatore dalla storia più interessante, quella di Eli, che di per sé avrebbe la forza di un racconto di Ken Loach o dei Dardenne, calata in un contesto sociale che vede anche il datore di lavoro più tiranno (in questo caso il gestore del bar, interpretato da Francesco Acquaroli) a sua volta vittima di un sistema che lo stritola. 

Vediamo Eli perdere energie, la salute, fare sempre più fatica, la cinepresa la segue in questa discesa, comincia a sfocare le immagini, amplificare i rumori. Vicari racconta questa storia di ordinario sacrificio (“Non è un film sugli ultimi”, specifica, “ma sulla vita del 90% delle persone, purtroppo”) senza vittimismo né retorica: i protagonisti non sono infelici, si godono la vita come possono, anche nelle difficoltà. Ma nella vita vera i supereroi non esistono, ed è proprio il più forte, chi pensa di poter far tutto e spinge troppo oltre i propri limiti, a rischiare di soccombere. 

Prodotto da Fandango con Rai Cinema, e sostenuto dalla Regione Lazio e il Mibact, Sole cuore amore sarà distribuito nelle sale da Koch Media nei primi mesi del 2017. Fandango Sales gestisce le vendite internazionali.

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