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BLACK NIGHTS 2016 Competizione Opere Prime

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The Red Captain: torturato dal passato

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- Il primo film di Michal Kollár è un crudo thriller poliziesco ambientato nell'ex Cecoslovacchia, che riporta alla luce un caso irrisolto dell'era Sovietica

The Red Captain: torturato dal passato
Maciej Stuhr in The Red Captain

Nonostante il titolo, The Red Captain [+leggi anche:
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non è un film di pirati, ma un crudo thriller poliziesco ambientato nell'ex Cecoslovacchia. Il regista Michal Kollár è un affermato produttore ormai con la sua Fog'n'Desire Films, quindi il suo film d'esordio è una delle più grandi produzioni Slovacche finora, con un alto budget e una grande produzione alle spalle. Il film ha debuttato a livello internazionale nella Competizione Opere Prime del Black Nights Film Festival di Tallinn.

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Il fatto che il film sia ambientato nel 1992, dopo la fine dell'era Sovietica e appena prima della divisione tra Repubblica Ceca e Slovacchia, mette sotto esame un interessante periodo di tempo, ricreato nel dettaglio e con l'aiuto di effetti speciali dallo scenografo Tomás Svoboda. Per la sceneggiatura, Kollár e i co-sceneggiatori Anna Fifikova e Miro Šifra hanno in parte adattato il romanzo best-seller di Dominik Dán, “l'equivalente Slovacco di Ed McBain o Ian Fleming”, secondo il regista. 

Al centro della storia c'è l'investigatore 32enne Richard Krauz (Maciej Stuhr), “un poliziotto buono e uno cattivo, allo stesso tempo”. Incarnazione del poliziotto ambizioso e ossessionato dal lavoro, cerca ancora di essere un padre e un marito amorevole. Avendo appena catturato un serial killer, si imbatte in un caso irrisolto degli anni 80 che lo getta in una complessa trama che coinvolge la sicurezza nazionale e la Chiesa Cattolica.

Lo scheletro di un sagrestano emerge letteralmente in un cimitero abbandonato, con un chiodo nel teschio. “Non è stato un suicidio,” commenta il cinico coroner. Mentre il vecchio partner di Richard mostra scarso interesse per il caso, Krauz non riesce a lasciar perdere, in parte per dimostrare che lui non è uno di quelli intenzionati a coprire i crimini del vecchio regime. La figura chiave di questo caso  è un ex torturatore della polizia segreta, soprannominato Red Captain, per i suoi brutali metodi di tortura.

Il regista ha realizzato un crudo noir dell'Est Europa in cui riferimenti ed elementi presi in prestito dal genere, come il caldo estivo alla Chinatown, sono evidenti. Insieme al suo direttore della fotografia polacco, Kacper Fertacz (direttore della fotografia emergente, partecipante ai festival quest'anno con The Last Family [+leggi anche:
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), Kollár ha creato meticolosamente delle scene elaborate, dagli altisonanti titoli di testa alla prolungata resa dei conti, fino ad arrivare alle scene più corte. I fondali e gli ambienti del film non vogliono avere un aspetto realistico, ma piuttosto scatenare la nostalgia degli anni 90 nella scenografia. 

La trama oltremodo complessa con i suoi vari e sorprendenti colpi di scena e la conseguente durata di 115 minuti fanno sorgere spontanea la domanda se una mini serie di alto livello non sarebbe stata più appropriata, come, per esempio, The Americans o The Last Panthers. Economicamente, questo progetto è una delle più costose co-produzioni mai intraprese da Repubblica Ceca e Slovacchia, due paesi le cui industrie cinematografiche sono strettamente legate.

Anche se il pubblico internazionale avrà difficoltà a notare alcuni dettagli, come le differenze linguistiche tra il Ceco e lo Slovacco, o i dibattiti politici originali in televisione per la divisione del paese, questi dettagli socio-politici arricchiscono l'atmosfera del film. Come i migliori classici del genere, The Red Captain ha una marcia in più grazie alla sua realizzazione ben bilanciata. E grazie a questo mix, il film funziona molto bene come una narrazione piena di suspense. 

The Red Captain è co-prodotto dalla ceca Fog'n'Desire Films, dalla slovacca Sokol Kollár e dalla polacca Mental Disorder 4.

In collaborazione con

 

(Tradotto dall'inglese)

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