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Rey: il regno scomparso

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- Torna a Rotterdam il regista cileno Niles Atallah con un film denso di simbolismo e sperimentazione che racconta il mancato regno di Patagonia

Rey: il regno scomparso
Rodrigo Lisboa in Rey

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il film di Niles Atallah in competizione nella sezione principale della 46 edizione dell'International Film Festival Rotterdam ed è la storia di Orélie-Antoine de Tounens (Rodrigo Lisboa), un avvocato francese che nel XIX secolo ha cercato di costituire il regno di Araucanía che comprendeva la Patagonia e alcuni territori del Cile.

Il film ne racconta le vicende in cinque capitoli, dalla proclamazione a Re alla cattura da parte dei soldati cileni che lo processano: la narrazione non è lineare, Atallah sperimenta sia col tempo che con la materia: utilizza immagini d'archivio, pellicole in vari formati che modifica con abrasioni e colori, introduce i personaggi con delle maschere di cartapesta.

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La lavorazione del film è durata sette anni: due soli di studi sul personaggio, altri passati a scegliere immagini d'archivio (fornite dall'EYE Museum di Amsterdam) e sul set; il tutto ci restituisce il ritratto di un personaggio complesso che necessita una narrazione complessa, sfaccettata, che non si attiene al punto di vista prettamente storico (secondo il regista è impossibile stabilire con esattezza cosa sia successo), mostrando la volatilità della vita umana, sia quella spirituale che quella organica: De Tounens deve rinunciare al sogno del regno perché le sue condizioni di salute si deteriorano, così come la pellicola, un collage psichedelico che passa attraverso la storia del cinema, dagli albori fino ad oggi, una storia nella Storia, alternando lucidità a follia, quella inevitabile del potere di un re. 

Un ruolo importante nel film hanno ovviamente i sudditi, ovvero il popolo mapuche che ancora quelle terre le reclama e la cui lingua fa parte del paesaggio sonoro composto da Sebastián Jatz Rawicz, altro elemento portante del film.

“Le chiavi di lettura sono diverse", commenta il regista, "sono date dall'intersezione tra cosa è successo, cosa capiamo che sia successo e da cosa vogliamo che sia successo”: frasi che spiegano quanto vediamo (e non vediamo) sullo schermo; vi si potrebbe intendere una riflessione sulla storia e sul cinema, il passare del tempo muta il senso delle opere degli uomini e ci auspichiamo che opere come quelle di Orélie-Antoine de Tounens e di Niles Atallah costituiscano oggetto di indagine anche in futuro, anzi: ne siamo sicuri. 

Il film è stato prodotto da Mômerade (Francia) e Diluvio (Cile), coprodotto da unafilms (Germania), Circe Films (Paesi Bassi) e il Doha Film Institute di Qatar, e ha usufruito dell'Hubert Bals Fund e di Torino Film Lab, la stessa Mômerade si occuperà della vendita internazionale.

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