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FILM Norvegia

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69 Minutes of 86 Days: l’innocenza di una bambina in cammino verso la salvezza

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- Questo nuovo documentario a tema rifugiati ruota attorno a una bambina innocente, piena di coraggio e speranza, in viaggio con la sua famiglia verso la Svezia

69 Minutes of 86 Days: l’innocenza di una bambina in cammino verso la salvezza

Il primo lungometraggio del regista e direttore della fotografia norvegese Egil Håskjold Larsen, 69 Minutes of 86 Days,soffia come una ventata di freschezza nel mare di documentari dedicati al tema dei rifugiati che ormai da anni – molto prima dell’inizio dell’esodo siriano – inondano i programmi festivalieri. Il film racconta il viaggio intrapreso da una bambina di appena tre anni assieme alla sua numerosa famiglia per raggiungere la Svezia. L’unicità dell’opera è resa non soltanto dall’indistruttibile speranza ed energia della piccola, ma soprattutto dalla scelta di adottare il suo punto di vista. 

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La prima scena è quella di una spiaggia che è diventata una discarica di valigie strappate, di tende ridotte a brandelli e scarpe abbandonate. Poi una panoramica rivela l’accampamento improvvisato sul porticciolo di una città delle isole greche da cui partono i rifugiati. È ancora mattino presto quando li vediamo lentamente uscire dalle tende e gettare un breve sguardo all’obiettivo della cinepresa che, per tutta la durata del film, continuerà questo movimento panoramico alternando camera a mano, dolly e Steadicam, fermandosi solo a intermittenza. Un espediente che dona allo spettatore l’impressione di guardare una pellicola di narrazione, più che un documentario.

Poco dopo, nella fila d’imbarco per un traghetto troviamo Lean, la giovanissima protagonista del film, sulle spalle del padre e con uno zainetto di Frozen –Il regno di ghiaccio. Suo padre indossa una felpa con cappuccio, uno zaino Adidas e un paio di Nike. È una famiglia come potrebbe essere la nostra o quella dei nostri vicini di casa. La sola, enorme differenza è che loro hanno perso la loro casa e ora stanno provando a costruirsene un’altra, in Svezia dove già vivono alcuni parenti.

Nel film non ci sono interviste o voci fuori campo. Il regista coglie la famiglia di Lean - sua madre, la sorella e gli zii (i gradi di parentela tuttavia non sono specificati) – in diversi momenti: in attesa alla frontiera macedone, in auto con un autista serbo, mentre attraversano i campi ungheresi e raggiungono l’Austria in treno, o quando salgono su un autobus in Germania. Le località non vengono identificate da sottotitoli e il pubblico riesce a determinare di volta in volta la loro posizione geografica solo grazie ai cartelli stradali o alla lingua usata nelle indicazioni delle stazioni ferroviarie e in alcune scene.

Tecnicamente, il film è magnificamente girato, con la camera in perenne e fluido movimento e spesso abbassata a circa un metro da terra per mimare il punto di vista di Lean. Il tutto è arricchito dalla delicata colonna sonora per violoncello e pianoforte suonata da Bugge Wesseltoft e Audun Sandvik, capace di esprimere la gravità della situazione rappresentata e al contempo l’innocenza e lo spirito che la piccola protagonista mantiene nel corso della storia. Alla fine, a restare ancorate alla mente dello spettatore non saranno tanto le terribili prove che questa famiglia è costretta a superare, quanto piuttosto il sorriso e le espressioni facciali quasi adulte della bambina.

Prodotto da Norway's Sant & Usant, 69 Minutes of 86 Days è stato presentato in anteprima mondiale al festival CPH:DOX, dove si è aggiudicato una Menzione speciale all’interno della sezione Nordic DOX. Presto verrà proiettato in occasione di Hot Docs. La società inglese Taskovski Films ne detiene i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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