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TORONTO 2017 TIFF Docs

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Des moutons et des hommes, un ritratto toccante di una società divisa

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- TORONTO 2017: Il film di Karim Sayad segue due uomini algerini che lottano per sopravvivere in una società fatta di contrasti e contraddizioni

Des moutons et des hommes, un ritratto toccante di una società divisa

Il documentario Des moutons et des hommes [+leggi anche:
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del giovane regista svizzero di origini algerine Karim Sayad (pluripremiato grazie al suo primo cortometraggio Babor Casanova, 2015), è stato presentato nella sezione TIFF Docs del Toronto International Film Festival.

Algeri, Habib, adolescente di 16 anni, si rassegna ad un futuro che sembra ormai tristemente tracciato: “Il mio sogno era diventare veterinario, ma non sono andato a scuola... ne conosco molti che ci sono andati per niente...il mio unico obbiettivo è che il mio montone vinca tre combattimenti”. La strada e il suo quartiere sono la sua scuola. Come fare per sopravvivere quando tutte le speranze sembrano ormai svanite? Come farsi rispettare in un quartiere dove l’apparire conta più di qualsiasi altra cosa? Habib decide di allenare un montone battezzato El Bouq nella speranza che diventi un campione. Lo sguardo elegante e intenso di Karim Sayad si posa in seguito su di un altro personaggio: Samir, 42 anni e una vita spezzata tenuta insieme grazie alla vendita di montoni. Il suo viso marcato da un’esistenza fatta di lotte e privazioni, frustrazioni ed accettazione gli regala un’apparenza millenaria dal retrogusto amaro. L’Aïd si avvicina: El Bouq diventerà un campione o si sottometterà al suo destino d’animale sacrificale? E il nostro commerciante di montoni riuscirà ad aumentare le sue magre entrate grazie ai rituali dell’Aïd?

Nel documentario di Karim Sayad le immagini, esteticamente maestose, misteriose e ipnotiche esprimono quello che i personaggi non possono o non vogliono esprimere: la loro fragilità, le paure e la malinconia legata ad una vita che sembra sbiadire inesorabilmente. Lo sguardo del regista, al contempo sensibile e incisivo, ridà umanità ai personaggi permettendogli di vivere e di esistere al di là delle regole imposte dalla società. I personaggi parlano poco ma quando lo fanno le loro parole feriscono come coltelli: “in questo paese i pesci grossi mangiano quelli piccoli....e se non hai niente, come noi, mangi il tuo pane e stai zitto”, ecco cosa dice Samir, come a volerci ricordare che la società in cui vivono si divide in due campi ben distinti: quello dei vincitori e quello dei perdenti, silenziosi e stanchi. La parola è il privilegio di chi “conta”, di chi si trova in cima alla piramide sociale. Rivolgere il proprio sguardo verso il basso, come lo fa Karim Sayad, equivale quindi a rompe delle regole tacite e inviolabili.

Des moutons et des hommes mette in scena la relazione contradditoria di Samir e Habib nei confronti dei loro montoni trattati al tempo stesso con delicatezza (accarezzati, nutriti, lavati...) e violenza rituale (i combattimenti e nel caso più estremo i sacrifici). Una relazione che riflette la storia stessa dell’Algeria fatta di crudeltà e sacrifici, di rituali ancestrali e sete di modernità, libertà e sottomissione. Le cicatrici indelebili del suo passato hanno reso il paese duro e intransigente ed hanno permesso ad una classe dirigente autoritaria di imporre le sue regole. Quali sono le prospettive per la maggior parte della popolazione? Sottomettersi o continuare a lottare malgrado non abbiano quasi più la forza di camminare? La scena finale nella quale Habib è filmato controluce in una posa che ricorda quella di San Sebastiano trafitto dalle frecce sembra trasformarlo nell’incarnazione stessa del martire, alla stregua dei suoi montoni.

Un po’ come un Pasolini mediorientale Karim Sayad da un volto a chi normalmente è nascosto nell’ombra mostrando le contraddizioni di una società dove il benessere è per pochi e la miseria per tanti.

Des moutons et des hommes, prodotto dalla ginevrina Close Up Films e coprodotto dalla parigina Norte Productions, è venduto all’internazionale da Autlook Filmsales.

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