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La 20a edizione di Europa Cinemas indica successi e sfide degli esercenti

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- Centinaia di professionisti europei riuniti all’incontro di Bucarest discutono questioni relative all’industria

La 20a edizione di Europa Cinemas indica successi e sfide degli esercenti
Un panel di discussione alla conferenza della 20a edizione di Europa Cinemas (© Ionut Dobre)

La conferenza della 20a edizione di Europa Cinemas si è svolta per tre giorni (dal 24 al 26 novembre) nella capitale rumena. Centinaia di protagonisti del mondo del cinema sono stati invitati a discutere questioni relative al mondo del cinema, i successi e le sfide per gli esercenti e il modo in cui il passato può aiutare a creare un futuro migliore per l’industria. Bucarest è stata la scelta perfetta per ospitare l’evento, dal momento che la Romania si sta confrontando con un problema riguardante il mercato degli esercenti tra i più complicati in Europa, con un numero di sale d’essai in costante diminuzione. L’unico vincitore del paese di una Palma d’Oro, Cristian Mungiu, che si occupa anche di distribuzione e organizzazione di festival, ha descritto così la situazione: “Quello che chiamiamo cinema d’autore non è molto popolare, ed è quantitativamente in calo” dal momento che un numero massiccio di rumeni preferiscono sempre più i blockbuster hollywoodiani al cinema europeo di maggiore spessore.

Un punto su cui tutti gli invitati si sono detti concordi è che “il pubblico sta cambiando e l’esperienza cinematografica deve cambiare per assecondare questa evoluzione”, ha detto lo specialista di SampoMedia, Michael Gubbins, uno dei moderatori dell’evento, durante il panel “Imprenditoria ed esperienza cinematografica in evoluzione”. Sia Mungiu che Lionello Cerri, amministratore delegato del cinema milanese Anteo e vincitore del Premio Imprenditore dell'anno (leggi la news), ritengono che una delle funzioni che il cinema dovrà svolgere in futuro è quella di offrire un'esperienza sociale. Le sale non dovrebbero limitarsi alla proiezione di buoni film, ma ampliare la loro offerta con differenti spazi culturali, come sale lettura, caffè e luoghi che incoraggino la discussione sul complesso mondo del cinema.

Un altro tema ampiamente dibattuto in vari panel e workshop è stato quello della formazione cinematografica e della sfida di convincere i giovani spettatori ad andare a vedere i film al cinema piuttosto che gli spettacoli televisivi prodotti da giganti dell'industria come Netflix, Amazon e HBO. Mungiu ha sottolineato l'importanza di creare il pubblico del futuro, mentre Bero Beyer, direttore artistico dell'International Film Festival di Rotterdam, ha mostrato come il più grande evento cinematografico olandese coinvolga un pubblico di professionisti senza dimenticare migliaia di altri appassionati di festival di tutte le età. Beyer ha detto anche che il successo di una programmazione di successo non è necessariamente il branding, ma intercettare le storie che interessano il pubblico.

Per quanto riguarda le difficoltà nel panorama del cinema indipendente e d'essai, queste sono state individuate nelle annose questioni della saturazione del mercato, dello scarso supporto da parte dei distributori, della crescente influenza di gigantesche corporation e della mancanza di comunicazione tra distributori ed esercenti.

Il secondo giorno dell'evento, i partecipanti potevano scegliere tra quattro workshop. Uno di questi, dal titolo “Il valore comunitario dei cinema”, ha esplorato l'importanza dei cinema per la propria comunità e come questi possono venire incontro alle varie richieste del pubblico. Jaki McDougall, direttore generale del Glasgow Film, ha spiegato come la sua compagnia realizzi film per persone affette da demenza, disturbi dell'udito o dello spettro autistico. “Dobbiamo pensare alle persone che rimangono escluse”, ha detto McDougall, sottolineando l'importanza del cinema nel riunire le persone.

L'ultimo evento della conferenza si è rivolto ai prossimi passi che bisognerà fare in futuro. “La cosa davvero importante è il potere della rete, della condivisione e della collaborazione, ed è di questo che si occupa Europa Cinema” ha detto Gubbins, riferendosi alla forza unificatrice della rete, che ha avuto inizio nel 1992 con 106 schermi in 45 cinema, e conta oggi 2.684 schermi in 1.088 cinema.

Jon Barrenechea, vicedirettore marketing di Picturehouse Cinemas, si è interrogato sulla reale possibilità che la chiave del futuro stia nell'innovazione dell'esperienza cinematografica di cui si è lungamente parlato. “Il pubblico di altre forme d'arte si avvicina al cinema? Se partecipano a giochi o assistono a uno spettacolo di opera al cinema, poi torneranno per i film?” La sua opinione è che il futuro migliore per le sale d'essai risieda altrove: “Abbiamo tutti bisogno di rinforzare il nostro utilizzo di dati e di tecnologia, se vogliamo sopravvivere.”

Un altro aspetto chiave identificato dai relatori è stata la migliore comunicazione tra i vari attori coinvolti nella catena del film, poiché una costante collaborazione tra compagnie di produzione, di distribuzione ed esercenti potrebbe portare a una maggiore efficienza complessiva dell'industria e facilitare la trasmissione di esperienze cinematografiche più ricche alla comunità.

(Tradotto dall'inglese)

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