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Bouboule, cento chili di pura tenerezza

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- Il regista belgo-svizzero Bruno Deville presenta in competizione allo Zurich Film Festival il suo primo lungometraggio

Bouboule, cento chili di pura tenerezza

Dopo aver fatto parlare di sé grazie a due cortometraggi, La bouée e La boule d’or, premiati in vari importanti festival internazionali (Locarno, Visions du réel di Nyon e Clermont-Ferrand), Bruno Deville esordisce con il suo primo lungometraggio Bouboule [+leggi anche:
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. Un film di una freschezza e di una spontaneità rari che hanno saputo coinvolgere il pubblico di Zurigo commuovendolo e divertendolo quasi fino alle lacrime. Dopo essere stato presentato ad agosto in competizione internazionale al festival francofono d’Angoulème, Bouboule fa la sua apparizione al Festival di Zurigo (prima proiezione sugli schermi di lingua tedesca) e si porta a casa il  premio d’incoraggiamento per il miglior film svizzero. 

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Bouboule racconta la storia di Kevin, dodicenne che si scontra quotidianamente con le angosce legate alla sua imponente corporatura. Pur non essendo che un ragazzino, Kevin deve fare i conti con delle problematiche cupe che dovrebbero essere riservate al mondo degli adulti: le diete drastiche e i problemi cardiaci, paroloni spaventosi e allo stesso tempo misteriosi che pesano sulla sua testa come una spada di Damocle. Eppure, sebbene il futuro del nostro Bouboule (interpretato da David Thielemans, una magnifica scoperta) non sia certamente dei più rassicuranti, la sua vita prosegue in modo pacifico cullata dal suo carattere pacifico e dalla sua sensibilità a fior di pelle. Come un orsacchiotto rassicurante Kevin viene coccolato da sua madre che cerca conforto fra le morbide pieghe del suo viso rubicondo. Ma Bouboule non è più un bambino e anche per lui è venuto il momento di crescere e diventare finalmente “un uomo”. Il problema è che la sua concezione di virilità è piuttosto confusa. Invaso da una sensibilità ancora un po’ infantile e privato di una vera figura paterna, Kevin si perde nelle sue fantasticherie da dodicenne. In questo clima di indecisione Bouboule inconta Patrick, un addetto alla sicurezza al limite della mitomania, e il suo cane da guardia Rocco. Patrick diventa allora la sua figura di riferimento, il fratello maggiore che non ha mai avuto e che sembra essere in grado di liberarlo dal peso della sua vita (in senso proprio come figurato). La realtà non è però sempre come sembra e Bouboule deve fare nuovamente i conti con un’ennesima (ma inaspettatamente rivelatrice) delusione. 

Con il suo primo lungometraggio Bruno Deville ci regala il ritratto toccante di un giovane emarginato che dietro il suo peso stupefacente nasconde un cuore d’oro. Un personaggio così vero e indifeso da diventare l’eroe di tutto un pubblico che segue le sue avventure senza mai stancarsi. Il giovane regista belgo-svizzero ci dimostra con Bouboule di essere un ottimo narratore capace di calibrare alla perfezione sensibilità e puro divertimento, un esercizio molto difficile che non riesce certo a molti. Bouboule pesa indubbiamente moltissimo ma la sua simpatia e spontaneità lo fanno apparire leggero come una piuma. Un film davvero rinfrescante che continuerà la sua strada al Busan International Film Festival (dov’è presentato attualmente) prima di approdare in Belgio al Festival international du film francophone di Namur.

Bouboule è venduto all’estero da Films Distribution.

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