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Recensione: The Christening

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Gangster in cerca di redenzione

di 

- Nel vuoto morale creato dai cambiamenti politici in Polonia, una coppia di criminali trova la sua salvezza nell'amicizia e nel sacrificio

Recensione: The Christening

Marcin Wrona torna a trattare in The Christening [+leggi anche:
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, che racconta la redenzione di due gangster, i temi del sacrificio e della paternità che erano stati al centro del suo primo film, My Flesh My Blood [+leggi anche:
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Una breve scena d'apertura stabilisce la relazione fra i due personaggi principali: Michal (Wojciech Zielinski) salva Janek (Tomasz Schuchardt) dall'annegamento. Li ritroviamo un attimo dopo in un deposito ferroviario innevato, dove Michal è braccato dalla polizia per un crimine non meglio specificato.

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Successivamente, rivediamo Janek diversi anni dopo, nell'esercito. Arrogante, irascibile, si presenta all'improvviso davanti alla porta di Michal e incontra sua moglie, Magda, e il loro neonato. La vodka scorre a fiumi.

Michal ha messo la testa a posto, è diventato un uomo d'affari, mentre Janek ha una sola urgenza: riprendere la sua attività criminale. Michal disapprova, ma chiede comunque a Janek di essere il padrino di suo figlio, che dovrà essere battezzato la settimana successiva.

Nel frattempo, Janek viene a sapere che la sua vecchia gang estorce denaro a Michal perché quest'ultimo ha denunciato, dopo essere stato arrestato, uno di loro. Michal non ha più un soldo e presto dovrà pagare il debito con la sua stessa vita.

Sua moglie non sa niente e ne resta all'oscuro per tutto il film. Magda (Natalia Rybicka) sa che suo marito ha dei problemi, ma suppone che sia a causa di Janek, e nello spingerla inspiegabilmente verso Janek, nella speranza che quest'ultimo possa prendere il suo posto, Michal continua a mentirle.

Janek oscilla invece fra la lealtà nei riguardi del suo amico e quella verso la sua banda. Se sostiene Michal, mette la sua vita in pericolo, ma se sceglie la gang, rischia la sua anima, come vede chiaramente quando partecipa a un regolamento di conti.

Wrona tratta il genere criminale con sottigliezza e discrezione, interessandosi prima di tutto al turbamento emotivo dei personaggi più che alla violenza fisica, e le poche scene brutali traggono la loro forza proprio dal loro essere istantanee: la violenza si verifica senza preamboli e senza via d'uscita.

Dal proprio destino non si scappa. Wrona conta, con l'ausilio di sottotitoli, i giorni che mancano al battesimo. Michal è rassegnato, mentre Janek (e con lui lo spettatore) si aggrappa alla speranza che Michal possa evitare l'inevitabile.

La domenica del battesimo, la tensione è al massimo mentre la famiglia di Michal e quella di sua moglie arrivano senza sospettare nulla. Ogni colpo alla porta sembra uno sparo. I gangster assetati di vendetta sono lì, ma il regista non mostra mai il loro volto. Sono come il giudizio universale: anonimi, implacabili.

La semplicità visiva e il finale tragico di The Christening ricordano Gomorra [+leggi anche:
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di Matteo Garrone, anch'esso ispirato a fatti reali, ma Wrona nega allo spettatore il benché minimo filo di speranza, con una conclusione che richiama il tradimento al Giardino degli Ulivi.

Il film ha infatti alcuni punti in comune con la passione narrata nei Vangeli, anche se Wrona assicura che il suo progetto originario non era quello di fare un'allegoria cristiana. Il sacrificio e la salvezza sembrano essere nozioni chiave nella società polacca, così come nel mondo della sua criminalità organizzata.

Questa produzione di Wrona pare influenzata dalla corrente di film romeni a piccolo budget che si sono distinti negli ultimi anni. La maggior parte delle scene sono girate camera a spalla con una luce naturale, cosa che conferisce al film un'estetica da videoamatore, personale. Sebbene l'azione si svolga a Varsavia, le scene sono girate in luoghi anonimi senza punti di riferimento topografici, il che suggerisce che la storia potrebbe svolgersi ovunque.

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