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BLACK NIGHTS 2014

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Due destini si incrociano in Self Made

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- La regista Shira Geffen torna con un nuovo film divertente e commovente allo stesso tempo

Due destini si incrociano in Self Made
Samira Saraya e Sarah Adler in Self Made

Il secondo lungometraggio di Shira Geffen, Self Made, presentato alla Settimana della Critica di Cannes quest’anno, ha aperto di recente il Festival Black Nights di Tallinn, che si è concluso domenica. Geffen, vincitrice della Caméra d’or di Cannes nel 2007 per Les Méduses [+leggi anche:
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, torna con un film eclettico e toccante che affronta temi diversi come la guerra, l’identità e il mondo dell’arte. Sarah Adler, già protagonista del suo primo film, interpreta qui il personaggio di Michal, un’artista israeliana che vive a Gerusalemme, e divide il set con l’attrice esordiente Samira Saraya, che offre una performance impressionante nel ruolo di Nadine, una palestinese impiegata in una fabbrica di mobili israeliana.

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Michal, nota per le sue opere provocatorie, sta per presentare il suo ultimo lavoro alla Biennale di Venezia. Ha con suo marito un rapporto difficile, in particolare per le sue forti convinzioni. Quando il suo letto crolla durante il sonno, perde totalmente la memoria. Dal canto suo, Nadine si fa licenziare a causa di una vite: un oggetto che ha un ruolo importante nel film, e al quale si riferisce il suo titolo originale, Boreg. Tutto quello che sappiamo su Michal, lo apprendiamo dalla serie di visite che riceve: è molto influente, femminista e provocatrice. Al contrario, la vita e le ambizioni di Nadine sono più discrete, la sua famiglia la denigra costantemente e la considera una stupida, ma paradossalmente, Nadine si apre poco a poco nel corso del film, e lo spettatore finisce per conoscerla più intimamente di Michal. Il film è costruito intorno a queste due storie, che si fondono progressivamente per diventarne una – quando si verifica un errore di identificazione a un posto di blocco – poi si separano e si ritrovano nuovamente alla fine del film.

Self Made, di cui Geffen ha anche scritto la sceneggiatura, si situa al confine tra realtà e immaginazione. Le identità si intrecciano, si mischiano e si confondono. L’assurdità e l’esagerazione sono pienamente padroneggiate, sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello visivo, in particolare grazie all’eccellente lavoro fotografico di Ziv Berkovic. Geffen riesce in maniera molto sottile ad affrontare diversi temi sensibili: quello del conflitto israelo-palestinese, quello molto soggettivo dell’identità, e quello del mondo dell’arte, dove tutto sembra concentrarsi sull’opera a scapito dell’artista stesso.

In una delle scene più rappresentative del film, un cuoco suona il violino a dei granchi per rassicurarli. Questa scena, inizialmente molto divertente, diventa commovente mano a mano che il violino dispiega le sue note. Lo stesso vale per l’insieme del film, che è di una sensibilità notevole pur restando di una leggerezza e di una creatività sorprendenti.

Self Made è sostenuto dal Fondo israeliano di aiuto al cinema

(Tradotto dal francese)

Astra
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