VENEZIA 2026 Giornate degli Autori
Le Giornate degli Autori di Venezia raccontano un mondo “déplacé” tra identità, memoria e nuove appartenenze
- Presentata la line-up della 23ma edizione della sezione autonoma e parallela della Mostra di Venezia, con 25 anteprime mondiali in programma dal 2 al 12 settembre

Un mondo in movimento, dove i confini geografici coincidono sempre più spesso con quelli interiori: è questa la prospettiva che attraversa la 23ma edizione delle Giornate degli Autori (a Venezia dal 2 al 12 settembre), che propone una selezione costruita attorno a storie e personaggi “déplacé”, sradicati, costretti a ridefinire il proprio rapporto con il luogo che abitano e con gli altri. Tra 1.036 candidature provenienti da 114 Paesi, la direttrice artistica Gaia Furrer ha scelto 25 anteprime mondiali – 14 firmate da registe – confermando la vocazione internazionale di una sezione che continua a mettere in dialogo cinematografie lontane, esordi e autori affermati.
La prima edizione senza Giorgio Gosetti, fondatore delle Giornate degli Autori nel 2004, si muove così nel segno della continuità del progetto originario: uno spazio indipendente dedicato alla scoperta e alla libertà degli sguardi. “A Giorgio dobbiamo l’idea stessa di questo spazio libero, la sua capacità di credere nei nuovi linguaggi del cinema, la sua ostinazione affettuosa nel costruire, anno dopo anno, una comunità di autrici, autori e spettatori”, dichiara Gaia Furrer. “Le Giornate di quest’anno nascono dal desiderio di onorare questa eredità continuando a fare ciò che Giorgio ci ha insegnato: cercare, scoprire, sbagliare, appassionarci, dare fiducia al cinema e a chi lo rende possibile”.
Il viaggio, la migrazione, la perdita della memoria, la ridefinizione dei legami familiari e la ricerca di una nuova identità sono motivi ricorrenti in molti dei titoli presentati. Ad aprire il concorso (composto da 10 titoli) sarà My Notes on Mars della regista ungherese Lili Horvát, già alle Giornate nel 2020 con Preparativi per stare insieme per un periodo indefinito di tempo, in cui una scienziata scomparsa durante un’escursione ritorna nel giorno della propria commemorazione senza ricordare nulla della vita precedente. Il tema della dislocazione attraversa anche il resto del concorso: in Balcanica, opera prima di Nicola Sorcinelli, un padre e un figlio musicisti afghani affrontano la rotta balcanica dopo il divieto imposto alla musica nel loro Paese (nel cast anche Matilda De Angelis), mentre in Camouflage di Mykyta Gibalenko, un giovane ucraino emigrato in Germania deve ridefinire la propria vita dopo l’invasione russa.
La selezione guarda però allo sradicamento anche in assenza di un attraversamento fisico dei confini: in A veces me entra tristeza, otras veces rebelión dell’argentina María Aparicio, l’incontro tra due connazionali a Madrid diventa il ritratto di una generazione segnata dalla precarietà e dall’incertezza; Dear Ajayi del nigeriano Damilola Orimogunje osserva invece il conflitto tra aspirazioni individuali e aspettative familiari attraverso la storia di due sorelle nella Nigeria degli anni Novanta. In I Plant My Hand in the Garden, Boris Hadžija e Hoda Taheri trasformano la loro storia d’amore in un’indagine sulla possibilità di costruire una famiglia al di fuori dei modelli tradizionali, intrecciando migrazione, identità queer e memoria.
Molti dei film selezionati si collocano sul confine tra forme diverse: documentario e finzione si contaminano, gli autori entrano direttamente nelle proprie opere, le biografie diventano occasioni di reinvenzione. È il caso di Agata the Writer di Kuba Dorabialski, dove una scrittrice australiana a Sarajevo si confronta con la responsabilità di raccontare una guerra che non ha vissuto, o di Salón de Belleza di Nathalia Acevedo, adattamento del romanzo di Mario Bellatin in cui un salone di bellezza diventa luogo di cura e rifugio per corpi marginalizzati.
Il cinema europeo occupa un ruolo centrale nella selezione, non solo per numero di titoli ma per la capacità di riflettere sulle trasformazioni del continente. Robert Guédiguian torna con Une femme aujourd’hui, protagonisti i suoi fedeli collaboratori Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylan, incentrato su una donna costretta a ripensare la propria idea di libertà dopo un episodio di violenza. Les Indes degli svizzeri Pauline Julier e Nicolas Chapoulier rilegge invece la nascita dell’ordine europeo moderno attraverso un viaggio seicentesco che assume i contorni di un western antieroico.
A premiare il miglior film del concorso con il GdA Director’s Award sarà una giuria interamente femminile composta dalla regista spagnola Carla Simón (presidente), dalla regista e montatrice italiana Sara Fgaier e da Hania Mroué, direttrice di Metropolis, storica sala d’essai di Beirut.
I 5 Eventi Speciali proseguono questa stessa esplorazione del rapporto tra memoria e presente. Francesca Archibugi ricostruisce la figura pubblica e privata di Carla Lonzi, una delle voci più radicali del femminismo italiano del Novecento, attraverso archivi e testimonianze in Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo. Al Baraneya di Ashgan El-Hamus racconta una comunità rurale egiziana attraverso la storia di una famiglia attraversata dalla prospettiva di un cambiamento epocale, mentre Se venisse anche l’inferno di Samuele Rossi, ambientato nell’inverno del 1944, narra la vicenda di un giovane partigiano isolato dopo un’imboscata. Tra realtà e finzione, Il Massacro di Cosimo Messeri trasforma una crisi esistenziale e un’indagine nata dagli incontri sulle app in un racconto più ampio sulla solitudine lavorativa e sentimentale. Infine, El Fantasma di David Lamelas e Ignacio Masllorens riflette sulla difficoltà di raccontare una vita artistica segnata dall’assenza.
Tra i 9 titoli di Notti Veneziane, finestra sul cinema indipendente italiano realizzata in collaborazione con Isola Edipo, spicca il ritorno di Roberta Torre con Scarpe rotte, che apre la sezione, la storia di due donne (una è Barbara Ronchi) nella Roma della Seconda guerra mondiale, mentre opere come Auber 89 di Giuseppe Schillaci, La leggenda del deserto di Elisabetta Giannini e Uno si distrae al bivio di Alessandra Lancellotti interrogano il rapporto tra memoria collettiva, territorio e identità. Si segnalano inoltre Memoria del lampo di Riccardo Giacconi, in cui una giornalista radiofonica si reca in un piccolo paese dell’Italia centrale per realizzare un documentario sonoro su un omicidio avvenuto quarant’anni prima, e Il mestiere di Beppe Tufarulo, con Luigi Lo Cascio nei panni di un uomo che “aggiusta” i morti per permettere alle famiglie di continuare a riscuotere la pensione.
Il film di chiusura delle Giornate di quest’anno, fuori concorso, è Peau d’homme di Léa Domenach, commedia musicale queer e femminista ambientata nel Rinascimento italiano, con la partecipazione di Catherine Deneuve.
Il programma:
Concorso
My Notes on Mars – Lili Horvát (Ungheria/Austria, film d’apertura)
Salón de Belleza – Nathalia Acevedo (Messico/Francia)
A veces me entra tristeza, otras veces rebelión – María Aparicio (Argentina/Spagna)
Agata the Writer – Kuba Dorabialski (Australia/Bosnia-Erzegovina)
Camouflage – Mykyta Gibalenko (Germania/Ucraina)
Une femme aujourd’hui – Robert Guédiguian (Francia/Italia)
I Plant My Hand in the Garden – Boris Hadžija e Hoda Taheri (Germania/Serbia/Stati Uniti)
Les Indes – Pauline Julier e Nicolas Chapoulier (Svizzera/Spagna)
Dear Ajayi – Damilola Orimogunje (Nigeria/Germania)
Balcanica – Nicola Sorcinelli (Italia/Serbia/Croazia)
Fuori concorso
Peau d’homme – Léa Domenach (Francia, film di chiusura)
Eventi speciali
Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo – Francesca Archibugi (Italia)
Al Baraneya – Ashgan El-Hamus (Paesi Bassi/Egitto/Belgio/Arabia Saudita)
El Fantasma – Ignacio Masllorens e David Lamelas (Argentina)
Il Massacro – Cosimo Messeri (Italia)
Se venisse anche l’inferno – Samuele Rossi (Italia)
Miu Miu Women’s Tales
Avec Kim – Claire Denis (Francia, cortometraggio)
Discipline – Mona Fastvold (Stati Uniti, cortometraggio)
Notti Veneziane
Scarpe rotte – Roberta Torre (Italia, film d’apertura)
Anatomia di un ritratto – Francesco Clerici e Mattia Colombo (Italia)
Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore – Federico Francioni e Samuele Sestieri (Italia)
Memoria del lampo – Riccardo Giacconi (Italia)
La leggenda del deserto – Elisabetta Giannini (Italia)
Domenica capitale - Genere domenicale – Giovanna Giuliani (Italia)
Uno si distrae al bivio – Alessandra Lancellotti (Italia)
Auber 89 – Giuseppe Schillaci (Francia/Italia)
Il mestiere – Beppe Tufarulo (Italia/Belgio/Francia)
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