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Uno sguardo innocente su Gomorra

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Leonardo Di Costanzo • Regista

di 

- Il regista ha diretto la sua prima opera di finzione, L'intervallo. "Napoli è troppo seducente e ruffiana, mi è ormai impossibile girare documentari"

Leonardo Di Costanzo • Regista

Documentarista affermato e insegnate presso gli Ateliers Varan di Parigi, Leonardo Di Costanzo ha deciso di dirigere la sua prima opera di fiction, L'intervallo [+leggi anche:
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, perché "Napoli è troppo seducente e ruffiana, è lei che vince, mi è ormai impossibile girare documentari". Di Costanzo ha però mantenuto l'approccio del documentario in un film sensibile e corporeo che ha colpito pubblico e critica alla Mostra del Cinema di Venezia. Prodotto da Tempesta e Rai Cinema con Amka films, L'intervallo è da oggi nelle sale italiane distribuito da Cinecittà Luce.

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Cineuropa: "Il film è scritto con Mariangela Barbanente e Maurizio Braucci, che è sceneggiatore di Gomorra di Matteo Garrone...
Leonardo di Costanzo: L'idea di Intervallo è nata contemporaneamente a Gomorra [+leggi anche:
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, quando a Napoli le guerre di bande camorristiche lasciavano un morto al giorno. Ma sono due film diversi, è diverso lo sguardo sulla camorra. Saviano e il film di Garrone denunciano la realtà, noi vogliamo riflettere sulla mentalità, i riti, i valori della camorra che in certi quartieri di Napoli hanno radici profonde, risalgono alle tradizioni della società patriarcale.

Perché ha scelto due adolescenti come protagonisti?
La cronaca purtroppo riporta situazioni simili anche in tempi molto recenti. Il tentativo è quello di cercare di capire le ragioni di una scelta, mi sembrava giusto raccontare l'età in cui la personalità non è definita, la mentalità è ancora in formazione. E' il momento in cui ci si prepara a scegliere una parte o l'altra. Ho pensato di filmare gli adolescenti anche perché mi permettevano di capire la mentalità della camorra, di osservarla come sistema di valori condivisi nel quartiere.

Come ha scelto i protagonisti, attori non professionisti?
Per scegliere i due protagonisti abbiamo visto 200 giovani dei quartieri spagnoli, ridotti poi a 10, con cui abbiamo aperto un laboratorio d’improvvisazione durato tre mesi al Teatro Mercadante di Napoli. Una volta scelti i ragazzi il testo è stato adattato alla loro sensibilità, liberi di muoversi come meglio credevano. Abbiamo girato per 5 settimane, 17 mila metri di pellicola.

Tutta la storia si svolge all' interno di un edificio abbandonato, un ex ospedale psichiatrico, a Capodichino, un quartiere popolare di Napoli.
Non volevo farmi distrarre dal mondo esterno. Questa location mi ha aiutato a entrare nel mondo interiore di questi adolescenti.

E lo sguardo rimane documentaristico.
Volevo iniziare una nuova fase, sentivo di aver terminato un percorso, pur portandomi dietro i riflessi di documentarista. Desideravo fare una passeggiata in un mondo immaginario.

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